Real Madrid musulmano


Autunno 2014

Nella sua compulsione affaristica Florentino Perez non ha esitato, come è noto, ad abiurare - lui, buon cristiano di tradizione franchista - la croce identitaria dall’arma araldica del Real Madrid sulle carte di credito emesse dalla National Bank di Abu Dhabi in collaborazione con la Casa Blanca [vedi]. Non per 30 monete, ma per 90 millioni di euro. Decisione discutibile e, secondo non pochi, riprovevole. 

Ma c’è di più.

Come osserva Stefano Olivari, “imprenditori, fondi di investimento e sponsor di paesi musulmani e autoritari si stanno comprando direttamente o indirettamente il meglio del calcio mondiale. Dal Manchester City al Milan, dal PSG al Barcellona, dall’Arsenal all’Inter, per arrivare al Real Madrid, questa tendenza è evidente così come è evidente la sua ragione primaria: non vendere qualche carta di credito o qualche maglietta in più, e nemmeno guadagnarci ma piazzare nell’immaginario dell’occidentale medio un’immagine rassicurante del mondo islamico e al tempo avere un trofeo da esibire in patria, depurato da simboli che possano far venire in mente altre culture”.

Condivisibile la chiosa: “Grande alleato di questa realtà, che sarebbe stupido definire complotto (in questo caso niente avviene in segreto, anzi la pubblicità è parte integrante dell’operazione), è il nostro politicamente corretto che unito ai debiti creati da imprenditori europei e cristiani ci ha trasformati in accattoni più o meno di lusso”. In attesa del cambio di anagrafe di MR7: Musulmano Rolando [vedi].

Applausi


Roma, 10 ottobre 2014

"Dobbiamo considerare che una parte dell’opinione pubblica ritiene che certi oneri della collettività nei confronti delle partite di calcio non siano più accettabili. Il calcio dice che dà più di quello che costa, ma è in buona compagnia, perché in Italia c’è un’alta percentuale di cittadini che pagano di tasse più di quanto ricevono in servizi. Quel provvedimento riguarda tutte le manifestazioni sportive ma, alle partite di calcio, le forze dell’ordine sono in assetto da guerra, mentre per Italia-Inghilterra di rugby allo stadio Olimpico c’erano 82.000 spettatori e neanche un poliziotto. Anche ai Mondiali di pallavolo non solo non c’è un poliziotto, ma neanche un vigile. Quindi il problema è dello Stato o del calcio?".

Senza tanti giri di parole, il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha così commentato la richiesta al Senato della Repubblica avanzata dalla Lega di Serie A di sopprimere gli articoli del Decreto stadi che prevedono il pagamento da parte dei club di parte delle spese degli straordinari delle forze dell’ordine, ricordando che “il sistema del calcio italiano contribuisce già alla fiscalità generale del Paese, secondo gli ultimi dati disponibili riferiti all’anno d’imposta 2011, per un ammontare di un miliardo e 34 milioni di euro di imposte dirette e indirette, 741 dei quali attribuibili ai soli club di Serie A”.

Flagranza di reato


Napoli, 22 settembre 2014

Dopo soli 142 giorni la Digos ha finalmente arrestato Genny ‘a carogna, alias Gennaro de Tommaso, eroe eponimo dell’8 settembre del Calcio italiano [vedi]. Le motivazioni giuridiche? «Resistenza a pubblico ufficiale», violazione della legge sullo «scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive», nonché violazione delle norme su «striscioni o cartelli incitanti la violenza o recanti ingiurie o minacce» in relazione alla maglietta con la scritta «Speziale libero», che il suddetto esibiva allo stadio Olimpico di Roma la sera della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso [vedi].

Immaginiamo la complessità delle indagini che hanno portato a questo arresto - nel mazzo pare ci siano altri quattro “facinorosi” per dirla col Presidente della Repubblica. Indagini, verifiche, confronti di prove: il tutto per evitare di sbagliare persona e accusare ingiustamente un innocente. E’ vero, nel mezzo ci sono state le vacanze, l’intorpidimento agostano del paese, la minaccia del blocco degli stipendi anche alle forze dell’ordine, etc. Ma non possiamo che congratularci per i tempi rapidissimi dell’azione giudiziaria.

Che la questura di Roma e i responsabili dell’ordine pubblico non fossero stati irreprensibili nei fatti del 3 maggio ormai lo sanno anche i sassi [vedi]. Lo hanno confermato gli show degli ultras del 17 settembre scorso in occasione della prima di Champions tra Roma e CSKA [vedi]. I tempi impiegati per mettere le manette a Genny ‘a carogna confermano l’inadeguatezza delle “autorità preposte” e l’assenza di ogni responsabilità istituzionale.

Ma “Nun c’è problema”: Genny continuerà a dettare a Beretta, Galliani e Lotitus gli orari degli anticipi e posticipi della Serie A anche dalla sua cella. In fondo, basta un cellulare.

Attività parlamentari


Montecitorio, Roma, 6 settembre 2014

Il deputato del Pd, Marco Miccoli [versione istituzionale - versione ultrà - versione open], annuncia:«Presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Economia ed un esposto alla Consob dopo i fatti che si sono registrati ieri sera durante la partita Juventus Roma. Ricordo che Roma e Juventus sono società quotate in borsa, e quindi gli incredibili errori arbitrali (oltre a falsare il campionato e minare la credibilità del Paese) incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche». Conclude Miccoli «Con i miei atti parlamentari ispettivi, sollecito il Ministro Padoan e la Consob a chiarire se ci possono essere stati atti che ledono le normative vigenti, svantaggiando e penalizzando gli incolpevoli azionisti» [voilà].

Non vivessimo gli anni tristi che viviamo, verrebbe da ridere …